Il docente e la razionalità tecnica

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2/3. Da quanto precede, deriva una ulteriore conseguenza che merita di essere esplorata partendo dalla nostra esperienza quotidiana nella scuola.

Scopriamo infatti che cosa sia la razionalità tecnica e quale sia il suo ambito di applicazione in contesti scolastici sempre più dominati da logiche performative.

Andiamo con ordine.

La razionalità tecnica è, in parole semplici, quel modo di pensare che riduce ogni attività umana a una serie di procedure misurabili e ottimizzabili. È come se trasformassimo l’insegnamento in una catena di montaggio: input (studenti), processo (lezioni standardizzate), output (voti e risultati INVALSI).

Facciamo un esempio concreto. Immaginiamo una maestra che, nel mezzo di una lezione di storia sulla Seconda Guerra Mondiale, si accorge che uno dei suoi alunni è particolarmente turbato dal racconto. Secondo la razionalità tecnica, dovrebbe ignorare questo momento di fragilità per “rispettare la programmazione” e “completare gli obiettivi di apprendimento previsti”. Invece, un approccio più umano la porterebbe a fermarsi, ad ascoltare, a trasformare quel momento di vulnerabilità in un’occasione di crescita autentica.

Possibili studi applicativi potrebbero esplorare come i docenti vivono questa tensione tra efficienza e cura, analizzando le loro narrazioni autobiografiche o osservando etnograficamente le dinamiche in classe quando emergono bisogni non programmabili.

L’ambito di applicazione della razionalità tecnica in ambito scolastico pervade oggi ogni aspetto dell’esperienza educativa. Si manifesta attraverso griglie di valutazione rigide che frammentano l’apprendimento in “competenze” discrete, attraverso piattaforme digitali che monitorano ogni gesto didattico, attraverso la richiesta ossessiva di “evidenze” e “rubriche” che dovrebbero dimostrare l’efficacia dell’insegnamento.

Ricordate il prof. Keating nel film L’attimo fuggente quando spiega come leggere una poesia?

La razionalità tecnica lo spinge a scomporre l’esperienza poetica in “obiettivi misurabili”: riconoscere le figure retoriche, identificare il metro, analizzare i contenuti. Ma la poesia, come ogni autentica esperienza umana, resiste a questa frammentazione. Il brivido che uno studente prova leggendo Walt Whitman non si può misurare con una griglia di valutazione.

[Questo articolo è la seconda parte di un testo intitolato “L’anima del docente”. Il testo complessivo è di tre parti].


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